Planet Earth is blue and there's nothing I can do.


10.06.13

Quando ha lasciato che lavasse i piatti si aspettava già lo schianto del bicchiere rotto, ma l'imprecazione di Dani e la maniera in cui lo vede succhiarsi un dito insanguinato lo convincono a schiodare il culo dal divano per raggiungerlo.
Jim è alto, più alto di Dani, ma ha carni più asciutte, muscoli ornamentali. In palestra ci va per prendersi cura del proprio corpo, per rimorchiare. Non ha mai dovuto imparare a massacrare un uomo, né vorrebbe mai farlo. La laurea in medicina pagata con i soldi di famiglia la spende facendo volontariato nell'Omtrek, ma la notte dorme tra le pareti asciutte e sicure di un appartamento a due passi da Park Valentijn. Jim sa di non avere molto in comune con l'uomo (il ragazzo, non riesce davvero a vederlo come un uomo) con cui divide il letto da più di un anno. A volte si chiede se lo ama, a volte ne è certo, a volte si conta i lividi allo specchio e si chiede quanto ancora possa durare questo capriccio. Ma quando è Dani a tornare pieno di sangue, con le nocche e la faccia spaccate, il cuore gli fa una capriola nel petto e gli ricorda della prima volta che ha incrociato i suoi occhi grigi e persi come un cielo senza nubi. Sono le notti in cui si convince che da questo ragazzo si farebbe fottere fino alla fine dei suoi giorni, ma d'altro canto...
"Vieni qui, fammi vedere.", gli dice, avvicinandosi per prendergli la mano tra le proprie.
"Ma lascia, è solo un taglietto."
Dani gli cede le dita lunghe e ruvide, le nocche tumefatte, con la docilità svogliata di una bestia obbediente. Ma è quando fa per riprendersele che Jim lo trattiene, si allunga a cercargli l'altra mano con un fremito teso delle sopracciglia.
"Aspetta, lo so, fammi solo vedere le mani... girale e tienile aperte, così, con il palmo verso terra. Tienile ferme."
Dani si sforza, ma le dita gli tremano come se le avesse tenute immerse in una tinozza d'acqua gelata.
"Ti è mai successo prima?"
"Ah, questo? Sì, qualche volta succede, poi se ne va."
"Da quanto tempo."
"Un annetto, tipo?"
Jim cerca i suoi occhi, e la serenità perplessa che ci trova dentro gli irradia i nervi d'insofferenza.
"Dani, merda, guarda che non è normale."
"Che vuol dire che non è normale.", Marino contrae le sopracciglia a monte di una smorfia confusa, accartocciata nell'incomprensione, mentre si riprende le mani per trascinare il pollice ferito tra le labbra.
Jim sospira, inietta le dita fra i riccioli neri e chiude gli occhi per un momento.
"Sai cos'è la sindrome da demenza pugilistica?"
"Vaffanculo, mi stai dando del demente? - Dani si scosta dal lavello con uno scarto nervoso, diffidente, arroccandosi sulla difensiva. - Non c'ho nessuna sindrome di merda."
Jim prende il suo posto, dà le spalle al lavandino per cercarne il sostegno con la base della schiena.
"Non ancora... ma questo non è un buon segno, Dani. - gli parla lentamente, addolcendo il suono della propria voce, come per tranquillizzare un animale spaventato. - Non puoi continuare così."
"Che cazzo significa."
Dani lo guarda senza capire, ma con l'ostinazione di chi non vuole capire. Jim si fa avanti, gli prende le mani, gli bacia le nocche livide.
"Smetti."
Silenzio.
Lo bacia ancora. Glielo ripete.
"Smetti, Dani..."
Dani si libera con uno strattone impaziente, incespicando all'indietro e scorrendo il palmo delle mani ai lati del collo prima di intrecciare le dita dietro la nuca.
"Se pure... - si guarda intorno con aria disorientata, cercando l'uscita da una gabbia senza sbarre. - Pure se volessi non posso smettere, non so fare nient'altro."
Jim si stringe nelle spalle, gli sorride speranzoso.
"Impara."
La sua speranza s'infrange contro la vacuità degli occhi che lo fissano senza vederlo, per poi scivolare verso il soffitto quando Dani sospira, stropicciando una smorfia distratta.
"Non possiamo scopare e riparlarne un'altra volta?"
Jim gli volta le spalle.
Certo.
"Dammi solo un attimo... finisco i piatti e arrivo."
Certo che possono.