-- but the sunrise we'll see again.


29.02.16

David Marino ha le gambe ingessate sotto le coperte del letto su cui è inchiodato dalla notte che l'hanno massacrato di botte. Il dolore che gli pulsa senza pace nelle ossa spezzate è sedato dalla flebo che gli scioglie dentro il braccio gocce di sollievo chimico.
"Dolcezza, sei una ragazza adorabile, ma ti ho già detto di tagliarmi questi antidolorifici del cazzo. Non puoi portare del cognac a un povero vecchio?"
L'infermiera del Sacré Hart che gli sta sistemando l'ago sotto il cerotto alza la testa, il suo sguardo un po' spaesato inciampa nelle rughe d'espressione che si accartocciano intorno agli occhi sorridenti del paziente, non così vecchio sotto i capelli grigi e spettinati, che lotta contro l'inerzia pesante della morfina con la vivacità di un cucciolo irrequieto. Sorride anche lei, scuotendo la testa e sforzandosi di tenere la voce ferma quando lo informa che non può portargli dell'alcol.
Sulla porta della stanza incrocia lo stesso ragazzone che vede passare ogni giorno insieme a quell'altro, suo fratello. Sono i figli di monsieur Marino e il personale santitario non ne ha visti spesso di così devoti, soprattutto perché tra le corsie dell'ospedale nessuno ha creduto nemmeno per un momento alla storia della caduta per le scale.

Dani saluta l'infermiera con un sorriso gentile, un po' troppo evasivo, torcendo il collo per inseguirla con lo sguardo fuori dalla porta. Si chiude il battente alle spalle prima di avanzare verso il letto.
"Ciao pa', come stai oggi?"
David lo accoglie con uno sbuffo corposo di fiato ed un'occhiata scalciata verso il soffitto.
"Ma come vuoi che sto, sto bene sto, ma non mi lasciano andare... mi vogliono far crepare qui come un vecchio mongospastico."
Si lamenta con un ghigno da canaglia refrattaria alla resa, smorzato poco a poco dalla perplessità con cui rileva la fretta nervosa con cui suo figlio si sporge a baciargli le guance.
Dani allunga una mano sotto il bomber, sfilando una fiaschetta di metallo piatto che nasconde in fretta sotto le pieghe della coperta, guardandosi intorno come se si aspettasse di veder emergere una schiera di infermiere dalle pareti.
"Oh, se ti beccano neghi fino alla morte.", è il consiglio bisbigliato che gli soffia nei pressi dell'orecchio.
David strabuzza gli occhi e tossisce una risata che lo scuote tutto, conficcandogli una fitta lancinante nel ginocchio destro spappolato.
"Questo è il mio ragazzo."
Gli batte una pacca sulla spalla e scava nel letto con le mani malferme, per disseppellire la fiaschetta e scolarsi in fretta un sorso di cognac. Scopre due denti d'oro nella mezzaluna di un ghigno trionfante, da vecchia volpe, infilando il bottino sotto i cuscini.

In corridoio, Tomas si massaggia la faccia con una mano callosa mentre il dottor Kretschmann gesticola nervosamente, sistemando gli occhiali sul naso aquilino con la punta dell'indice.
"Mi ascolti molto bene, monsieur Marino. Dica a suo padre che non può strapparsi l'ago della flebo, non può chiedere alle infermiere di procurargli bevande alcoliche e non può, c a t e g o r i c a m e n t e, cercare di alzarsi per andare in bagno da solo."
Tomas sbircia l'interno della stanza attraverso i vetri della porta chiusa, adocchiando le spalle larghe di Dani che tremano nello sforzo di contenere una risata.
Suo padre racconta barzellette a tutti dal primo giorno, e promette a lui e a suo fratello che uscirà presto perché già si sente bene. Chiama per nome tutte le infermiere, ma la prima cosa che ha detto ai suoi figli quando si è svegliato, ancora stordito, è stata "dov'è vostra madre, cazzo non lasciatela sola".
Tomas fa scorrere il palmo aperto sui riccioli corti e scuri, scrolla le spalle ed alza le mani per arrendersi all'insistenza del dottore con indulgenza sfrontata.
"Mi ascolti molto bene, dottore. Glielo dica lei a mio padre che non può fare il cazzo che vuole lui. Poi vediamo se l'ascolta."