06.94 | 02.16
Florence è inginocchiata fra i resti del bicchiere rotto, davanti al lavandino che continua a riempirsi fino a traboccare, riempiendole le orecchie con lo scrosciare infinito dell'acqua corrente. Guarda le schegge di vetro sparse sul pavimento con i singhiozzi stretti nel petto, chiedendosi perché non possa prenderle e infilarsele tutte dentro ai polsi.
"Perché piangi?"
La voce di Dani è piccola come le sue spalle da bambino di sei anni, affacciato sulla porta con occhi vispi e le sopracciglia scure contratte da una fitta di apprensione confusa. Florence si asciuga in fretta le lacrime e il trucco colato, con il dorso di una mano, e si sforza di sorridergli.
"Non è niente, amore, la mamma ha rotto un bicchiere."
"Rompi un bicchiere tutti i giorni?"
Florence contrae le spalle aguzze, sollevandole di scatto quando Dani allunga un paio di passi dentro la cucina.
"Stai indietro, amore, fai attenzione ai vetri."
Dani si è dimostrato un bambino vivace (i vicini di casa direbbero turbolento) dal giorno che ha imparato a camminare, la crosta insanguinata che gli copre un gomito e i graffi sulle gambe sono i segni di una routine che le fa consumare più acqua ossigenata che pasticche. Ora guarda per terra, inseguendo con gli occhi i riflessi delle schegge sparpagliate sul pavimento, prima di sollevare cautamente lo sguardo sul viso magro e stanco di sua madre.
"Però piangi sempre, è colpa mia?"
Florence boccheggia per un attimo, stringe le labbra in un sorriso spigoloso.
"No, ma cosa vai a pensare... - la linea della sua bocca si ammorbidisce, riempiendole gli occhi scuri di una dolcezza malinconica. - Non è colpa tua, né di Tomas, né di Bianca. È solo... è come un difetto di fabbrica."
Deglutisce, passando una mano fra i riccioli sfuggiti alla crocchia sfatta che le annoda i capelli, e guarda suo figlio attraversare la cucina come un campo minato, con gli occhi bassi per non pestare i vetri con i calzini assottigliati dall'usura, attraversati dalle cicatrici di decine di rammendi.
"Ah... e ce l'ho anch'io?"
Lo guarda tirare su il mento, a un passo da lei, per spingerle in faccia una perplessità spensierata che le annoda lo stomaco di sollievo rassegnato. Apre le braccia per stringerselo al petto, baciandogli forte la testa bruna.
"No, bambino mio, tu sei perfetto."
Ha la testa gonfia di liquore e il cuore pieno di veleno. I suoi figli le stanno sempre intorno come cani da guardia, le tolgono il vino. Li odia come odia ogni sprazzo di lucidità feroce, come una parte di lei li ha sempre odiati quando la costringevano ad arrivare alla fine di un giorno alla volta. Li odia perché li ha sempre amati troppo per abbandonarli. Non riesce a pensare, non sa come è riuscita a colpire Dani in faccia, lo guarda pulirsi il sangue colato dal naso con una soddisfazione incattivita, che scivola nel vuoto che la mancanza dell'alcol che le è stato strappato di mano le scava nel petto.
Si chiude in bagno per respirare, per infilare la testa sotto l'acqua fredda. Cerca le pillole per prenderle tutte insieme, ma non le trova perché suo marito le ha spostate prima di farsi spezzare le gambe.
"Pezzo di merda..."
Ride a denti stretti, non riesce a guardarsi allo specchio senza che un conato di nausea le bruci la gola. Sente che Tomas la chiama attraverso la porta, battendoci sopra un pugno e minacciando di sfondarla. Vorrebbe raggomitolarsi a terra e dormire, invece gli apre e si lascia portare a letto. Dorme per ore che le sembrano giorni, stordita dal laroxyl, e quando si sveglia Tomas è ancora lì. No, è Dani, i suoi figli si sono dati il cambio come carcerieri.
Dani cerca di farla mangiare, riesce a imboccarle mezzo piatto di riso. Sembra stanco, ma Florence non sa se le mani gli tremano davvero o è solo un'impressione. Gli accarezza una guancia, lo chiama "il mio bel ragazzo" e poi gli chiede di uscire a comprarle da bere. Dani s'incazza, dice Cristo, hai già finito tutte le fottute bottiglie che avevi in casa. Rovescia una sedia e quasi scardina la cappa della cucina. Poi si calma, respirando piano, si inginocchia accanto a lei, le dice mi devi aiutare, mamma, io ti amo ma tu mi devi aiutare, mi devi aiutare, glielo ripete come un mantra mentre le tiene il viso fra le mani e le bacia la fronte. Florence vorrebbe davvero aiutarlo, non c'è nient'altro che vorrebbe al mondo che aiutarlo a farla stare meglio, ma ha la testa pesante e un buco nel petto, è immersa nel centro di un oceano e non sa nuotare. Scappa dalle sue labbra per scuotere la testa con le lacrime premute dietro le palpebre.
"Non posso."
Dani le asciuga le guance con dita ruvide, le accarezza una spalla troppo appuntita e le giura che starà meglio quando papà torna a casa, che andrà tutto bene. Poi si fa promettere che finirà il piatto di riso mentre lui esce a comprare un paio di bottiglie di vino.